Valle Gesso

 

Rifugio BALUR (1780 m)

 

Località: Colle Balur, Comune di Roaschia
Proprietà: Comune di Roaschia
Accesso:Itinerario 11.42

 


Un po' monotona la parte iniziale della salita, sulla stradina per Tetti Virutra e poi lungo un anonimo sentiero. La gita si ravviva nel lungo tratto in faggeta e sui pascoli che precedono il Rifugio Balur e l'omonimo colle. Nonostante la quota non elevata, invece, è decisamente spettacolare il panorama dal Monte Testas, che spazia dal vicino Monte Bussaia, al Monviso, al Monte Rosa.

A

Da Roaschia(803m) a:

Dislivello
[m]

Dislivello A/R
[m]

Tempo
[h:mm]

Tempo A/R
[h:mm]

Distanza
[m]

Difficoltà

Segnavia

 

[Sorgente Dragonera(829m)]

+26/-0

+26/-26

0:05

0:10

298

T

N29 » =

B

Gias Fontana Fredda(1)(1588m)

+781/-0

+785/-785

2:20-2:35

3:35-4:00

3973

E

N29

C

Rifugio Balur(1)(1780m)

+977/-0

+977/-977

2:55-3:15

4:30-5:00

4805

E

N29

D

Monte Testas(1)(1829m)

+1030/-4

+1034/-1034

3:05-3:25

4:50-5:20

5259

E

=

(1) Esclusa la digressione alla Sorgente Dragonera.

 

Descrizione: Ai margini del paese di Roaschia (803 m), ha inizio a destra della provinciale una stradina asfaltata per la Sorgente Dragonera. Si sale sulla stradina per circa 200 metri fino al primo tornante verso sinistra. Qui si stacca di fronte la via pedonale per la vicinaSorgente Dragonera (829 m, deviazione di qualche minuto decisamente consigliata); per proseguire l'escursione ci si tiene invece a sinistra sull'asfalto.

La Grotta Dragonera e la Sorgente Dragonera

La grotta da cui scaturisce la Sorgente Dragonera 10 è lunga 130 metri, e le prime esplorazioni risalgono al 1962. E' però nel 1968, esattamente il 15 maggio, che si sfiora la tragedia. Tre speleosub si immergono fino alla saletta a quota -15m, abbandonando però la corda di sicurezza che si era bloccata. Una nuvola di fango intorpidì le acque, azzerando di fatto la visibilità. Dei tre, solo quello rimasto un poco più indietro riuscì, abbastanza fortunosamente, a guadagnare l'uscita e a dare l'allarme. I due compagni sbagliarono invece il percorso di risalita, trovandosi in una pozza sifone di pochi metri. Era ormai sera, e i due decisero di fermarsi in attesa dei soccorsi. I quali, dopo tentativi infruttuosi, però desistettero. Dopo quasi 14 ore, con l'acqua tornata nuovamente limpida, i due speleosub intrappolati al freddo e affamati decisero di tentare il tutto per tutto e cercare la via per conto loro: muovendosi lentamente, per non sollevare fango, i due si imbatterono in una corda lasciata dai soccorritori e riuscirono a tornare alla luce del sole.
Dalla sorgente, un tempo solo nota come l'öy, sgorga acqua in notevole quantità e di ottima qualità: analisi, ormai del 2009, la classificano come "acqua oligominerale microbiologicamente pura, con discreta dotazione di calcio e magnesio, povera di sodio, con pochissimi nitrati."

[Pannello informativo in loco]
[www.comune.roaschia.cn.it/Home/Guidaalpaese/tabid/19965/Default.aspx?IDPagina=12996&IDCat=1991]

Poco dopo il bivio la stradina termina con uno slargo, sulla destra del quale comincia una strada sterrata. La strada s'innalza ripida, alternando più a monte qualche tratto asfaltato al fondo sterrato un po' sconnesso. Per ben quattro volte si scavalca il rio che scende nel Vallone della Freida su ponticelli carrabili in cemento. Dopo il quarto ponte si incontra un bivio: si abbandona la stradina (qui asfaltata) che volge a sinistra e si dirige aTetti Virutra (oTetti Virotta), e si imbocca a destra una pista sterrata.
La pista sale subito assai ripida, poi si biforca: si lascia il ramo di sinistra che conduce ancora a Tetti Virutra, e ci si tiene a destra. Dopo pochi metri termina anche la pista sterrata e si continua su sentiero. Sempre con pendenze piuttosto sostenute si guadagna quota tra noccioli e altri arbusti, poi si entra nel bosco di faggio. Si sale dapprima con diversi tornanti, poi con un lunghissimo traverso che porta fuori dal bosco, su aperti pendii prativi.
Si incontrano alcune diramazioni a sinistra, resti del vecchio tracciato ormai sostituito dalle più rettilinee (e ripide) scorciatoie, poi il sentiero svolta a destra e si immette sulla strada sterrata per il Passo del Van. Si segue la strada verso sinistra, rimontando i pochi stretti tornanti che conducono al Gias Fontana Fredda (o Gias Fontana Freida, 1588 m, 2:20 - 2:35 ore daRoaschia, fontana), protetto da un paravalanghe in cemento. 
La strada termina presso il gias e si prosegue su una sorta di mulattiera, continuando la salita a tornanti fino ad una conchetta soprastante. Qui il tracciato si riduce a sentiero e piega decisamente a sinistra (est nord-est). Dopo un lungo traverso tra i pascoli, si supera l'ultima breve salita che porta al Rifugio Balur (1780 m, 0:35 - 0:40 ore dal Gias Fontana Fredda)5. 
Alle spalle del rifugio si trova il Colle Balur, con un prefabbricato metallico costruito proprio sul valico. Qui si ignora il sentiero a destra (sud) per la lontana Fontana Liret(segnavia N29A) e si segue una labile traccia a sinistra (est) che porta a una presa d'acqua.

Delle due arrotondate elevazioni ed est del rifugio, separate da un colletto prativo, si punta a quella più lontana, il Monte Testas. La più vicina, ad una quota inferiore di una qundicina metri, è spesso erroneamente indicata in cartografia come Monte Balur, che invece è la cima subito ad ovest del rifugio, assai più slanciata e sormontata da un evidente pilastrino in pietre.

Oltre la presa d'acqua di fatto la traccia sparisce, ma non è un problema spostarsi tra erba e roccette nei pressi della displuviale fino a raggiungere la sommità del Monte Testas (1829 m, 0:10 ore dal Rifugio Balur). Il monte precipita verso est con una parete strapiombante, ed offre un magnifico panorama sul vicino Monte Bussaia, sulla pianura, il Monviso e l'arco alpino fino al Monte Rosa.

 

Mappa su base © OpenStreetMap contributors, SRTM; map style © OpenTopoMap - licenza CC-BY-SA [?] 
[Scarica la traccia GPS in formato GPX]

Accessi: Da Borgo San Dalmazzo si risale la Valle Gesso fino ad Andonno dove si svolta a sinistra sul ponte che attraversa il Torrente Gesso. Oltre il ponte si svolta a destra per Roaschia e si lascia l'auto in uno dei due ampi posteggi lungo la strada provinciale dopo il cimitero.

 

 

 

Bivacco SPERANZA (2268 m)

 

Località: Lago della Vacca, Comune di Entracque
Proprietà: ?
Servizi: 9 posti letto su letti a castello, tavolo e panche, no acqua nei pressi (salvo il Lago della Vacca), aperto in permanenza.
Accesso: Itinerario 11.30.

Inaugurato il 13 Agosto 2017, il bivacco è stato realizzato dal signor Giuseppe Bosio, 75 anni, che con alcuni amici ha provveduto al restauro di un vecchio fabbricato militare: il locale cucina asservito alla Caverna Ricovero del Sabbione.

 

 

Rifugio Federico FEDERICI - Ettore MARCHESINI al Pagarì (2650 m)

Località: Ghiacciaio del Pagarì, Comune di Entracque
Proprietà: CAI Ligure
Accesso: Itinerario 11.02
Servizi: gestito.

L'attuale costruzione in muratura a due piani, realizzata nel 1998, ha sostituito il vecchio rifugio, un prefabbricato in legno inaugurato nel 1913 al quale venne successivamente affiancato un corpo in muratura. Il rifugio è dedicato a Federico Federici ed Ettore Marchesini. Il primo, uno dei più forti alpinisti della Sezione Ligure del CAI nei primi anni del del '900, morì durante la seconda guerra mondiale su un cargo italiano silurato nel Mar Rosso; il secondo, alpinista deceduto nel 1971, negli anni a cavallo del 1960 fu presidente della Sezione Ligure cui lasciò per testamento la sua biblioteca e i fondi destinati alla ristrutturazione del rifugio. Pochi sanno che la collocazione originale del rifugio, prevista nel Vallone di Valmasca in Comune di Tenda, fu poi dirottata nel Vallone del Muraion per la ferma opposizione di un privato che vedeva minacciata la sua riserva di caccia.



Per questa escursione ci ritroviamo addirittura in cinque: Gelu, Riccardo, Luciano, Gianni ed io. Tutti abbiamo voglia di tornare in questo bell’angolo della Valle Gesso; qualcuno di noi manca al Pagarì da qualche anno. Visto che il tempo continua a regalarci altre belle giornate, fin quando sarà possibile ne approfitteremo.

Essendo questa una lunga escursione, si parte alle 6:30 a San Giacomo di Entracque (1213 m). Iniziamo la marcia passando il ponte sul torrente Gesso per infilarci, di lì a poco, tra i maestosi faggi secolari che precedono le ex palazzine reali. Un po’ di pausa, appena oltre i fabbricati, per riempirci le borracce di acqua fresca alla fontana e… via sulla sterrata che serpeggia nella faggeta prima di raggiungere il Pian del Rasur. Il primo sole lambisce i monti che vanno a racchiudere il Vallone di Colomb; con questa premessa dovremo aspettarci una gran bella giornata. Camminando lungo il pianoro ci torna in mente che in questi stessi giorni di settembre, lo scorso anno eravamo qui per accompagnare al lago del Carbonè i nostri amici americani Bruce, Steve, Paula e Stephanie che si recavano, per la prima volta, sul luogo dove avevano perso rispettivamente un cugino ed il padre nella tragedia dell’aereo Dakota del 1954 (escursione commemorativa al lago del Carbonè).

Raggiunto il gias sottano del Vej del Bouc (1430 m), lasciamo a sinistra il sentiero che sale al lago omonimo. Poco avanti superiamo il ponte che scavalca il torrente trasferendoci sulla sinistra orografica del vallone. Seguendo il percorso in lenta salita, dopo alcune centinaia di metri ci portiamo al bivio per il Bivacco Moncalieri che lasciamo a destra.

Poco più avanti il sentiero inizia una lunga serie di zig-zag sulle pendici del Vallone di Pantacreus tra macchie di ontani, avvicinandosi poco alla volta al Gias sottano del Muraion (1843 m). Procedendo nella marcia superiamo poi un piccolo boschetto di faggi; cammin facendo ci avviciniamo allo scosceso spallone del Muraion che supereremo attraverso il ripido Passo del Muraion (2030 m).

Oltre il passo, il paesaggio cambia decisamente aspetto, diventando più roccioso e selvaggio. La veduta si amplia maggiormente verso la testata del Vallone e si hanno più vicine le cime Cossato, Viglino e Clapier.

Con un traverso verso sud-est scavalchiamo un piccolo rio, quindi, zigzagando tra le rocce, raggiungiamo il bivio per il Passo ed il Lago Bianco d’Agnel.

 

Dopo il Passo del Muraion il paesaggio cambia aspetto

Svoltando a destra affrontiamo una lunga rampa di erba e roccia sul sentiero che serpeggia in direzione sud-ovest. A tratti, alle nostre spalle, riusciamo a scorgere parte del lago Bianco d’Agnel.

Verso il termine della salita, il panorama si modifica ancora una volta diventando ancora più impervio e roccioso.

Ora riusciamo finalmente ad intravedere la sagoma della Maledia che con il Caïre del Muraion va a chiudere la visuale ad ovest.



Nella conca a sinistra si intravede il Lago Bianco d’Agnel