PER LA VOSTRA SICUREZZA

Sanificazioni con ozono

Valle Casotto

 

Capanna Sociale Angelo MANOLINO (1638 m)

 

Località: Alpe di Perabruna
Proprietà: Azienda Agricola Val Casotto, in uso al CAI Ceva
Accesso: Itinerario 03.01Itinerario 03.05
Servizi: 16 posti letto su tavolato con materassi e coperte, acqua, stufa a legna, cucina a gas, tavolo, sedie, stoviglie. Apertura previo ritiro chiavi.

Vecchia casa di caccia nota anche come "Casotto del Re". Uno dei due corpi dell'edificio, a tre piani, fu inaugurato come rifugio nel 1979. L'altra parte della costruzione è in uso al malgaro.

 

Il sentiero si snoda per buona parte all'interno di un fitto bosco, aprendosi soltanto nella bellissima conca pascoliva dell'Alpe di Perabruna, sede della Capanna Sociale Manolino. Salendo a Colla Bassa, ottimo punto di partenza per la salita al Monte Antoroto, ci si affaccia sulla Valdinferno, vallone laterale della Val Tanaro.

A

Da Valcasotto loc. Ponte della Marmorea (1058 m) a:

Dislivello
[m]

Dislivello A/R
[m]

Tempo
[h:mm]

Tempo A/R
[h:mm]

Distanza
[m]

Difficoltà

Segnavia

B

Capanna Sociale Manolino (1638m)

+580 / -5

+585 / -585

2:10

3:45

4360

E

-

C

Colla Bassa (1851 m)

+793 / -5

+798 / -798

2:50

4:55

6060

E

-

DescrizioneAttraversato il Ponte della Marmorea (o Ponte della Marmorera per alcune guide) sul Rio di Moscardina (anche noto come Rio Moscardino o Rio di Valcalda), si trascura subito a destra una pista sterrata (strada privata) e si prosegue sulla sinistra, in leggera salita, sempre su sterrata (segnavia C1). Si risale la Valcalda, tra faggi, noccioli ed altre latifoglie a fianco della sponda sinistra orografica del Rio di Moscardina, che in questo tratto forma limpide pozze. Raggiunto un guado con fondo in cemento la strada passa sulla destra orografica del rio.

In caso di abbondante acqua, conviene proseguire sulla sponda sinistra orografica per alcune decine di metri, lungo una non evidente traccia, fino ad una passerella in legno che consente di attraversare il corso d'acqua.

La strada, ora ridotta a pista da esbosco, traversa in moderata salita e lascia a sinistra una diramazione con un'altra pista da esbosco. Dopo un paio di stretti tornanti ed un traverso la pista ha termine e si prosegue su un evidente sentiero che si addentra nella fitta faggeta. Dopo un breve tratto in salita, una lievissima discesa conduce ancora al Rio di Moscardina, che si supera su una passerella in tronchi tornando sulla sponda sinistra orografica.

Le piazzole dei carbonai

Un occhio attento non mancherà di notare, in questo tratto iniziale del sentiero, alcune piazzole utilizzate un tempo dai carbonai per l'allestimento delle "carbonaie". Le carbonaie sono grosse cataste di legna, opportunamente preparate, che venivano fatte bruciare lentamente e senza fiamma allo scopo di produrre carbone. Le piazzole venivano realizzate sempre in prossimità di corsi d'acqua, onde poter intervenire rapidamente in caso di incendi, ed in genere nei boschi più impervi, dove era troppo faticoso il trasporto a valle della legna, che veniva quindi trasformata in carbone per ridurne il peso.

[Percorso naturalistico, quaderno di campo]

Un breve tratto tra salita e falsopiano porta ad una seconda passerella in tronchi e quindi ad un altro attraversamento del rio. Con qualche serpentina e quindi con una salita in costa non faticosa si guadagna quota, restando nei boschi sul versante destro orografico del vallone. Quando il sentiero esce dal bosco si è ormai ai margini dell'ampia radura di Pian Marlà (o Pian Marta). Si procede nella radura in direzione SSE, facendo attenzione ai brevi tratti in cui il sentiero tende a perdersi nei pascoli. Prima di attraversare un piccolo rio si riceve da sinistra una evidente traccia (prestare attenzione a non seguirla percorrendo l'itinerario in senso inverso), quindi si lasciano a destra i ruderi in pietra di un gias e si passa attraverso l'immancabile fitta vegetazione nitrofila presente nelle aree di stabulazione delle mandrie. Ritornati nella faggeta, si attraversa per l'ennesima volta il Rio di Moscardina, ridotto però a piccolo rivolo, e si sale con vari ripidi tornanti seguiti da un tratto con pendenze moderate.

Tracce del vecchio sentiero, ormai abbandonato, e brevi scorciatoie, possono confondere un poco in questo tratto: di norma tuttavia, tutte le diramazioni si riconducono al sentiero principale. Prestare comunque attenzione a non abbandonare i numerosi segnavia presenti.

A quota 1550 circa si esce definitivamente dal bosco per affacciarsi sulla bella conca dell'Alpe di Perabruna. Ora tra pascoli, il sentiero passa un piccolo rivolo, affluente del Rio di Moscardina, quindi lascia a destra i ruderi di una grossa stalla e, poco a monte sulla sinistra, la Cella bassa di Perabruna. Con una svolta verso destra, il sentiero aggira i ruderi della stalla e punta a NO. Nei pressi dell'ennesimo affluente da attraversare, bisogna abbandonare una traccia evidente che prosegue in salita per scendere leggermente verso destra ad attraversare il piccolo rio.

Le tracce del bestiame, le scorciatoie degli escursionisti che da qui vogliono raggiungere il rifugio direttamente, e perfino tacche segnavia posizionate su tratti di sentiero non più percorribili, complicano l'orientamento. Il rifugio, vicino e ben evidente, sarebbe in effetti raggiungibile senza percorso obbligato, ma si consiglia di cercare di seguire il sentiero segnalato onde evitare di contribuire al degrado del suolo.

Oltre il corso d'acqua si ritrovano le tacche segnavia, ma la traccia si fa labile e confusa con quelle delle mandrie al pascolo. Con ampio semicerchio fra prati verso sinistra il sentiero torna a dirigersi verso S quindi, con brevi traversi, risale il panoramico poggio sopra il quale si staglia evidente la sagoma della Capanna Sociale Manolino. Dal rifugio si segue verso SE la sterrata proveniente dalla Bassa di Perabruna. Poco dopo che con un'ampia curva la strada piega a NE, si individua una traccia che si stacca sulla destra e sale in direzione della Cella alta di Perabruna.

In assenza di paline e con pochissime e sbiadite tacche segnavia, non è facile trovare l'imbocco del sentiero, confuso tra le numerose tracce lasciate dalle mandrie. Tuttavia il sentiero si fa più evidente un poco più a monte; chi avesse problemi, lo può rintracciare alcune decine di metri ad ovest della Cella alta di Perabruna.

Il sentiero piega a SE, lascia a sinistra la Cella alta di Perabruna, quindi svolta deciso a sinistra ad attraversare un piccolo rio e a raggiungere un piccolo crinale. Qui riprende il suo andamento a ESE e traversa abbastanza ripido tra fitta vegetazione arbustiva fino alla Colla Bassa .

Anche chi proviene dallaValdinfernopuò avere alcuni problemi ad individuare l'imbocco del sentiero. Alla colla sono infatti presenti numerose tacche segnavia e anche la palina qui posizionata non è di grosso aiuto. Si devono trascurare le tracce che puntano sul versante destro orografico delVallone di Perabruna, andando a trovare il sentiero per il rifugio sulla sinistra orografica, tra gli arbusti.

 

Mappa su base CTR Piemonte [?]

Accessi: Da Torre Mondovì si prosegue per Pamparato, risalendo quindi la Valle Casotto fino all'abitato di Valcasotto. Verso la fine del paese, bisogna scendere sulla destra in direzione del cimitero e della borgata Tagliante su una strada che diventa quasi subito sterrata ma con buon fondo. Lasciati a sinistra il bivio per Cascina Biula e sulla destra il bivio per Tagliante, si prosegue fino a raggiungere il Ponte della Marmorera, in cemento con parapetti in pietra, a circa 2km da Valcasotto. Prima del ponte un minuscolo slargo consente di posteggiare un paio di vetture.

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